14 dic. ’20

+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,10-13)

In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta». Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».


I capi del popolo, contestando Gesù, paradossalmente riconoscono la Sua autorità… il problema è che non la accettano! La ritengono abusiva, e pericolosa. Cercano “elegantemente” (in realtà goffamente) di incastrare Gesù, provando a prevalere con la finezza del “fioretto”… anche se poi non esiteranno ad usare la “sciabola” (mannaia)! Gesù sapeva, aveva messo in conto questi “giochi di potere”. Chi poteva batterlo, d’altronde, in Finezza, in Profondità, in Verità? Risponde, allora, e non risponde; scende al “loro livello” per dare loro l’occasione di elevarsi al Suo. Sempre lasciando libertà: che però, allora come spesso, non fu ben usata.

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