26 lug. ’21

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

C’è una frase di Sant’Ignazio di Loyola, poco conosciuta, che ben può applicarsi a questa pericope: “È divino non essere ristretti neanche dallo spazio più ampio possibile ed essere capaci di essere contenuti dallo spazio più ristretto possibile”. Il Regno di Dio può nascere e crescere da realtà appena percettibili, da piccole “fiammelle”, da poveri strumenti e mediatori. È la Logica di Dio, è il Suo stile. Contro ogni forma di potere, di (umana) grandezza, di apparenza e appariscenza. È lo stile assunto da Gesù, che ha ingannato, senza volerlo, molti.

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