29 gen. ’21

+ Dal Vangelo secondo Marco (4,21-25)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Attività della natura; e dell’uomo; e di Dio. Concorso di vari fattori, composizione di Assoluto e relativo, di Costante e variabili. Varie (“infinite”) possibilità, dovute in buona parte – nella complessità del simbolo – alla nostra libertà e al nostro cuore. Ci sono esiti e frutti che sono il risultato di duplice (molteplice) attività… di qualcosa siamo consapevoli; per lo più, invece, ignari. Già tenere, umilmente, presente questo è buona cosa. Se invece cadiamo nella presunzione, nell’arroganza, nella spavalderia spirituale, allora possono essere dolori! Ci tenga, il buon Dio, la Mano sul capo! E il nostro cuore vicino al Suo!

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