30 gen. ’21

+ Dal Vangelo secondo Marco (4,21-25)

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Tempeste accadono nella vita e ci scombussolano e agitano… è normale, è umano che sia così. A questo può aggiungersi una lamentela, disperata, un rimprovero – addirittura – al Signore, perché dorme. Non si può negare il mistero di questa scena: il sonno, in qualche modo, nei vangeli, rimanda alla morte. Il sonno di Gesù, alla Sua morte. Nel mistero della fede, quel “sonno” è la nostra salvezza! C’è un simbolo potente, da cogliere, sospendendo giudizi immediati e viscerali. Possiamo essere dominati dalla paura. Siamo invitati piuttosto ad avere una fede coraggiosa. A noi scegliere, con il Suo aiuto.

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