PASSO 6 - CRISTO DIMORA IN NOI

6 – Cristo dimora in noi

«In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi» (Gv 14,20)

«…Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23)

«Rimanete in me e io in voi…Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15, 4 e 9)

«Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20)

«Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?» (1 Cor 3,16)

«Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre» (1Gv 2,24)

«Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori…» (Ef 3,17)

«Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine…» (2 Cor 3,18)

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Nella sovrabbondanza del Suo amore per noi, Dio desidera abitare nei nostri cuori. È la promessa sorprendente che il Cristo fece ai Suoi amici prima di morire. Dio vuole stabilire la Sua dimora in ognuno di noi. San Paolo ne dà testimonianza, dicendo che non è più lui che vive, ma il Cristo che vive in lui (Gal 2,20). È verso quest’ultimo orizzonte che lo spirito desidera condurre il cristiano: una identificazione totale con il Cristo, corpo, anima e Spirito. Questo è ciò che desideriamo e per cui preghiamo ogni giorno, con un cuore di povero, sapendo che raggiungere il Cristo non sarà mai il frutto dei nostri sforzi. Noi crediamo che questa identificazione con Cristo ci è donata in modo privilegiato attraverso l’Eucaristia. Lui stesso viene da noi nel Suo Corpo e nel Suo Sangue, e ci trasforma interiormente secondo il Suo Cuore, affinché possiamo essere e agire come Lui.
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DINAMICA INTERNA DEL PASSO

Come discepolo di Gesù, il mio compito è di rimanere in Lui, il più vicino al Suo Cuore.

Preghiera e Parola di Dio

Questo è possibile solo rimanendo nella Parola di Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). «Fate la vostra dimora in me, fate la vostra dimora nel mio amore», dice ancora.

Per stare il più vicino possibile al Suo cuore, è necessario meditare la Sua parola, vederla e ascoltarla nei Vangeli, stare in profonda comunione con Lui, come il tralcio e la vite, e lasciarsi trasformare da Lui.

Si, è necessario dimorare nella Sua Parola per conoscerLo con tutto il cuore, per entrare nel Suo Amore e riconoscere la Sua voce in mezzo ai tanti rumori che ci invadono.

Quanto tempo dedico ogni giorno alla preghiera, per stare con Lui e meditare la Sua Parola? Chi si nutre della Sua Parola, chi medita le Scritture, la Bibbia, entra in tutta l’altezza, l’ampiezza e la profondità del suo Amore (Efesio 3,17-21).

Nascere alla vita nello Spirito

Per dimorare in Cristo e affinché Lui permanga in me, a tal punto che io possa dire come San Paolo: «e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Lettera di San Paolo ai Galati 2,20), devo entrare nella vita dello Spirito.

Ricordate l’uomo che chiese a Gesù: «Che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Marco 10,17-21). Gesù, dopo aver guardato con amore l’uomo che aveva rispettato tutti i comandamenti fin dalla sua giovinezza, gli rispose: «Una cosa sola ti manca: va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Gesù invita quest’uomo che osserva fedelmente la Legge di Dio, la Torah, a passare dall’obbedienza della legge alla vita nello Spirito. Essere fedeli alla legge di Dio è cosa buona, però è necessario andare oltre. La legge, i comandamenti, possono rimanere inflessibili. Posso pensare che basti osservare la legge alla lettera per vivere pienamente la vita, ma così corro il rischio di volere controllare la mia vita, credendo che posso raggiungere la felicità solo con le mie forze. Gesù ci invita ad andare oltre. Ci invita a seguirlo.

Dove? Non lo dice. Devi seguirlo e basta. «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Giovanni 3,8). Seguire Gesù è entrare nella vita dello Spirito. È lasciare il porto per andare in acque profonde, passare dalla sicurezza all’ignoto, dalla stabilità al movimento; la vita è un movimento.

«Seguimi», «Dove?», «Il Figlio dell’uomo, non ha dove posare il capo». È necessario mettersi in cammino senza sapere dove andare. Bisogna essere docili allo Spirito Santo senza cercare di dirigere la propria vita. Posso farlo con fiducia, perché ho scoperto nella mia vita che Lui è fedele. Essere un discepolo di Gesù Cristo è entrare nello Spirito per discernere costantemente, in contesti diversi, come essere fedeli al Vangelo.

Pensiamo di poterlo raggiungere con la forza della volontà?

Paradossalmente, la vita spirituale ci conduce alla vita quando acconsentiamo alla vulnerabilità, ci abbandoniamo all’azione dello Spirito Santo, senza voler dominare o controllare.

In effetti, come disse Gesù a Nicodemo (Giovanni 3), si tratta di «nascere di nuovo», «nascere dall’alto». Nicodemo è un uomo della Torah. Lui conosce la Legge, ma pur avendo tanta saggezza è nell’oscurità, come suggerisce l’evangelista. Perché entrare nel Regno di Dio, in un nuovo mondo, non è una questione di osservanza o conoscenza, bensì di nascita. Non è sufficiente praticare questa o quella virtù, o obbedire alla legge e ai comandamenti per aprirsi pienamente alla vita spirituale; è necessario familiarizzare con la nostra vita interiore e, poco a poco, cercare di decifrarla per diventare docili allo Spirito Santo.

Questo implica che bisogna ascoltare. Viviamo spesso nell’esteriorità, nel fare, in costante agitazione, in un chiacchiericcio interiore, ma non ascoltiamo quello che ci sta succedendo interiormente. Sappiamo che lo Spirito Santo ci parla attraverso la risonanza emotiva degli eventi e degli incontri della nostra vita. Tutto ciò che viviamo genera in noi: pace, allegria, tristezza, o chiusura. Come l’uomo ricco che «diventò molto triste» avendo udito l’invito di Gesù. È in questo modo che lo Spirito del Signore cerca di parlarci e occorre discernere.

Colui che entra nella vita dello Spirito Santo impara ad accettare questi movimenti interiori, prende confidenza con la sua vita interiore e riesce, poco a poco a capire, discernere e riconoscere la voce dell’Altro che sta cercando di parlargli.

Si dice che Sant’Ignazio «seguiva lo Spirito, non andava avanti, non sapeva dove era diretto…lui lo seguiva con inconsapevole prudenza, offriva il suo cuore a Cristo con semplicità».

Lo Spirito Santo ci conduce il più vicino possibile al Cuore di Gesù e cosi ci sveglia e ci rende attenti alla nostra vita interiore. Posso chiedermi se la mia vita interiore è più grande della mia vita esteriore. Sono come Nicodemo, che è molto saggio, ma che vive nell’oscurità, o mi lascio guidare dallo Spirito Santo senza sapere dove?

Vicino al Cuore di Gesù

Lo Spirito Santo ci aiuta a discernere quello che veramente è l’Amore: l’amore per i nemici e per il perdono delle offese. Ci conduce il più vicino possibile al Cuore di Gesù. È il suo interprete. Questo eccesso d’Amore trova la sua massima espressione nella Croce di Gesù. «Davanti alla Croce, dobbiamo essere trasformati dalla forza dell’amore che si esprime in questa morte offerta e nel perdono dato ai punitori. È in questa follia d’amore che dobbiamo trarre la forza per seguire con fedeltà la richiesta dello Spirito nella nostra Vita» – Michel Rondet sj. (Laissez-vous guider par l’Esprit, Ed. Bayard).

Per questo il Cuore di Gesù trafitto per la nostra salvezza è il simbolo dell’Amore. San Paolo, dopo la sua folgorante conversione gridò: «Il Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Galati 2,20) – Dany Dideberg (Le Coeur de Jésus, source de vie). Il “cuore” è il simbolo dell ’“amore” per eccellenza.

«Nessuno può conoscere interamente Gesù Cristo se non entra nel suo Cuore, cioè nella più profonda intimità della sua Persona divina e umana» – San Giovanni Paolo II (20 giugno 2004).

«Si può essere cristiani solo guardando la Croce del nostro Redentore, verso Colui che hanno trafitto» – Benedetto XVI (15 maggio 2006).

«Il Cuore del Buon Pastore non è soltanto il Cuore che ha misericordia di noi, ma è la misericordia stessa. Lì risplende l’amore del Padre; lì mi sento sicuro di essere accolto e compreso come sono; lì, con tutti i miei limiti e i miei peccati, gusto la certezza di essere scelto e amato. Guardando a quel Cuore rinnovo il primo amore: la memoria di quando il Signore mi ha toccato nell’animo e mi ha chiamato a seguirlo, la gioia di aver gettato le reti della vita sulla Sua Parola» (cfr. Lc 5,5) – Francesco (3 giugno 2016).

Uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù (Gv 13,23), fu lui il primo a riconoscere Gesù Resuscitato sulla riva del lago di Galilea (Gv 21,7). Più siamo vicini al Cuore di Gesù, più si percepiscono la sua gioia e le sue sofferenze per gli uomini, le donne e i bambini di questo mondo, più si riconosce la sua presenza, oggi come ieri, che agisce nel mondo.

«Dov’è Dio? Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti nell’anima? (…). E la risposta di Gesù è questa: «Dio è in loro», Gesù è in loro, soffre in loro, profondamente identificato con ciascuno. Egli è così unito ad essi, quasi da formare “un solo corpo”» – Francesco (29 luglio 2016).

Quanto più siamo vicini al Cuore di Gesù, meno indifferenti saremo a ciò che ci circonda, sperando di impegnarci con Gesù in questo mondo, al servizio della sua missione.


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ESERCIZIO

Davanti al Cuore di Gesù mi domando: “Dove è orientato il mio cuore? A cosa aspira il mio cuore? Dove punta, qual è il tesoro che cerca?”. Perché – dice Gesù – «Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,21) – Francesco (3 giugno 2016).

Cosa significa per me “il cuore”? Che esperienza ho di aver ascoltato, atteso, accolto il cuore di un altro? Cosa mi dice il mio cuore? Quando? Di cosa mi parla?
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