Adorazione Maggio 2024

FINO ALLA STATURA DI CRISTO Per la formazione di religiose, religiosi e seminaristi

G: In questo mese di maggio vogliamo pregare secondo le intenzioni del Santo Padre Francesco, perché le religiose, i religiosi e i seminaristi crescano nel proprio cammino vocazionale attraverso una formazione umana, pastorale, spirituale e comunitaria, che li porti a essere testimoni credibili del Vangelo.

Canto di adorazione: Sei mistero di fede e di amore (A. M. Galliano e F. Massimillo)

Rendimento di grazie vivente, o mirabile Eucaristia
Nel tuo segno il Signore è presente e dimora ogni giorno con noi.

Rit: Sei mistero di fede e di amore, sei il dono di Cristo Signore
Il suo corpo e il suo sangue per noi.

Tu racchiudi la Cena e la Croce, della Pasqua sei il memoriale
Alla fede tu doni la voce che proclama il Signore Gesù.

Della Chiesa sei il Sacramento; per te cresce e si edifica in terra
Di te vive, divino alimento, radunata in fraterna unità.

Nella fede ora noi già gustiamo la dolcissima comunione
Nel silenzio del cuore accogliamo il tuo dono di grazia per noi.

Sei il cuore di nuova alleanza che ci rende un popolo santo
Testimone di grande speranza e di pace per l’umanità.


DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI
(4, 11-15)

Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. 


RIFLETTIAMO

Gesù è l’uomo perfetto, maturo (anèr téleios), pieno, Gesù è la misura dell’umanità a cui il credente è chiamato a tendere. Qui noi abbiamo la declinazione della maturità della fede come trasformazione dell’umanità dell’uomo a immagine dell’umanità di Dio che è Gesù di Nazaret. La fede chiama i credenti a porsi alla scuola della pratica di umanità vissuta da Gesù, perché egli, nella sua concreta esistenza ha narrato pienamente il volto di Dio. (…)

Ireneo di Lione scrive: “Come potrai essere dio, se non sei ancora diventato uomo? Devi prima custodire il rango di uomo e poi parteciperai alla gloria di Dio”. La visione dell’incarnazione come finalizzata all’umanizzazione dell’uomo è conforme alla manifestazione di Gesù il quale è apparso “per insegnarci a vivere in questo mondo” (Tt 2,12). Riprendendo le parole di un contemporaneo, potremmo dire che “essere cristiano è diventare uomo in verità seguendo Cristo: è cristiano chi diventa uomo” (Denis Vasse). Dietrich Bonhoeffer declina così l’esperienza cristiana: “Essere cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, fare qualcosa di se stessi (un peccatore, un penitente o un santo), in base ad una certa metodica, ma significa essere uomini; Cristo crea in noi non un tipo d’uomo, ma un uomo. Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma il prender parte alla sofferenza di Dio nella vita del mondo”.

(L. Manicardi, Per una maturità della fede oggi. L’impegno ecumenico dei cristiani”. Intervento alla Diocesi di Milano, 2013)

Obiettivo centrale del cammino formativo è la preparazione della persona alla totale consacrazione di sé a Dio nella sequela di Cristo, a servizio della missione. Dire «sì» alla chiamata del Signore assumendo in prima persona il dinamismo della crescita vocazionale è responsabilità inalienabile di ogni chiamato, il quale deve aprire lo spazio della propria vita all’azione dello Spirito Santo. […] Dal momento che il fine della vita consacrata consiste nella configurazione al Signore Gesù e alla sua totale oblazione, è soprattutto a questo che deve mirare la formazione. […] È chiaro che, proprio per il suo tendere alla trasformazione di tutta la persona, l’impegno formativo non cessa mai. Occorre, infatti, che alle persone consacrate siano offerte sino alla fine opportunità di crescita nell’adesione al carisma e alla missione del proprio istituto.(Giovanni Paolo II, Vita Consecrata 65)

Un buon prete è prima di tutto un uomo con la sua propria umanità, che conosce la propria storia, con le sue ricchezze e le sue ferite, e che ha imparato a fare pace con essa, raggiungendo la serenità di fondo, propria di un discepolo del Signore. La formazione umana è quindi una necessità per i preti, perché imparino a non farsi dominare dai loro limiti, ma piuttosto a mettere a frutto i loro talenti. Un prete che sia un uomo pacificato saprà diffondere serenità intorno a sé, anche nei momenti faticosi, trasmettendo la bellezza del rapporto col Signore. Non è normale invece che un prete sia spesso triste, nervoso o duro di carattere; non va bene e non fa bene, né al prete, né al suo popolo. (Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al Convegno in occasione del 50º Anniversario di Presbyterorum Ordinis e Optatam totius, 20 novembre 2015)

Canto meditativo: Chi mi seguirà (A. M. Galliano e F. Massimillo)


Chi mi seguirà nel cammino della Pasqua?
Chi mi seguirà sulla strada del regno del Padre mio?
Chi verrà con me sarà tra i miei amici:
con lui io farò la mia Pasqua.


Rit: Noi ti seguiremo, Signore, sulla tua parola.
Guida i nostri passi, Signore, con la tua parola:
noi verremo con Te.

Chi mi seguirà nel cammino della croce?
Chi mi seguirà sulla via della gloria del Padre mio?
Chi verrà con me sarà tra i miei discepoli:
con lui io farò la mia Pasqua.

Chi mi seguirà nel cammino della vita?
Chi mi seguirà sul sentiero della casa del Padre mio?
Chi verrà con me sarà tra i miei fratelli:
con lui io farò la mia Pasqua.


PREGHIAMO

G: “Gesù nel cuore, Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani” (1Cel 115), soleva dire san Francesco.  Avere gli stessi sentimenti di Gesù dovrebbe essere la tensione ultima e fondamentale di tutti i progetti formativi. Preghiamo dunque insieme: Ascolta o Padre buono la nostra umile preghiera.

  1. Perché la ricerca del volto di Gesù e della sua volontà sia la motivazione prima di tutti coloro che si sentono chiamati ad una vita di speciale consacrazione o al sacerdozio.
  2. Perché i consacrati in formazione e i seminaristi crescano sviluppando anzitutto le virtù umane: umiltà, magnanimità di cuore, rettitudine, autenticità, amore alla verità, coraggio.
  3. Perché i formandi possano crescere nella libertà interiore, anche attraverso il sostegno di relazioni positive e fraterne nelle comunità in cui sono inseriti.
  4. Perché la vita comunitaria divenga, durante la formazione, quel luogo dove “ci si conosce e si è conosciuti”, luogo in cui “sperimentare i propri limiti” con serenità e fiducia.
  5. Perché lo studio necessario per acquisire competenze in un mondo sempre più complesso sia avvertito nel suo valore pastorale, oltre che di arricchimento personale.

Canto finale: Mi arrendo al tuo amore (RnS)

Sotto la tua croce apro le mie braccia
Accolgo il tuo perdono, la tua misericordia
Adoro nel silenzio il tuo splendore
Il volto tuo che libera il mio cuore.

Mi arrendo al tuo amore, Signore Gesù
Non posso restare lontano da te
Mi arrendo al tuo amore, Signore Gesù
Alla tua presenza per sempre resterò.

 Ai piedi della croce visiti il mio cuore
Mi doni la tua pace, consoli la mia vita
Contemplo la maestà della tua gloria
Il sangue tuo che sana le ferite.

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