Adorazione Eucaristica

Adorazione Eucaristica

maggio 2021

Non numeri, ma persone

Per chi si affaccia alle riflessioni relative all’economia e alla finanza, oggi più che mai, constata che queste sono sempre più depurate da tutte le dimensioni umanistiche e storiche, nell’illusione che, riducendo il pensiero economico a numeri, tabelle, grafici ed algoritmi semplificati, si possano formare competenze capaci di pensiero, creatività e vera innovazione. Ma proprio le istituzioni universitarie e culturali, come pure i movimenti sociali, vanno sollecitati a fornire un valido contributo, sia di riflessione sia che si tratti di prassi, capaci di radicare alle attività economiche e finanziarie un solido fondamento umanistico.

Dietro i numeri, dietro i programmi di governo, dietro i progetti, ci sono sempre le persone. Preghiamo, dunque, in questa adorazione, perché i responsabili della finanza collaborino con i governi per regolamentare la sfera finanziaria e proteggere i cittadini dai suoi pericoli. In una visione sempre inclusiva e di equità che ponga sempre l’essere umano al centro degli interessi economici e finanziari.

Canto: I cieli narrano (Frisina)

I cieli narrano la gloria di Dio
e il firmamento annunzia l’opera sua
alleluja, alleluja, alleluja, alleluja.

Il giorno al giorno ne affida il messaggio
la notte alla notte ne trasmette notizia
non è linguaggio, non sono parole,
di cui non si oda il suono.

Lui sorge dall’ultimo estremo del cielo
e la sua corsa l’altro estremo raggiunge
nessuna delle creature potrà
mai sottrarsi al suo calore.

Dal Vangelo di Mt 15,21-28

Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Dall’Enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti” (nn. 19-21.33.123.189)

La mancanza di figli, che provoca un invecchiamento della popolazione, insieme all’abbandono delle persone anziane a una dolorosa solitudine, afferma implicitamente che tutto finisce con noi, che contano solo i nostri interessi individuali. Così, oggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani. Questo scarto si manifesta in molti modi, come nell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca, perché la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povertà. Lo scarto, inoltre, assume forme spregevoli che credevamo superate, come il razzismo, che si nasconde e riappare sempre di nuovo. Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale. È aumentata la ricchezza, ma senza equità, e così ciò che accade è che nascono nuove povertà. L’attività degli imprenditori effettivamente è una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti. Tuttavia, in ogni caso, queste capacità degli imprenditori, che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunità di lavoro diversificate. Sempre, insieme al diritto di proprietà privata, c’è il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso. Siamo ancora lontani da una globalizzazione dei diritti umani più essenziali. Perciò la politica mondiale non può tralasciare di porre tra i suoi obiettivi principali e irrinunciabili quello di eliminare effettivamente la fame. Infatti, quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. Tante volte, mentre ci immergiamo in discussioni semantiche o ideologiche, lasciamo che ancora oggi ci siano fratelli e sorelle che muoiono di fame e di sete, senza un tetto o senza accesso alle cure per la loro salute. Insieme a questi bisogni elementari non soddisfatti, la tratta di persone è un’altra vergogna per l’umanità che la politica internazionale non dovrebbe continuare a tollerare, al di là dei discorsi e delle buone intenzioni. È il minimo indispensabile.

Canone: Fiducia del cuore (Taizé)

Fiducia del cuore, fonte di ricchezza; Gesù, donaci un cuore di povero.

interiorizzazione
dall’intervento di Mons. Toso
, vescovo di Faenza-Modigliana, L’economia secondo Papa Francesco

Papa Francesco condanna apertamente un’economia succube della “cultura dello scarto”, che con la sua logica finisce per tenere fuori, oltre che dal mondo del lavoro, dalla società e dalla politica numerosi cittadini, specie i giovani e le donne. Si tratta di una cultura che, in definitiva, produce soggetti-rifiuti, «avanzi». Essa appare logico corollario del capitalismo finanziario, per il quale il lavoro non sarebbe più necessario, o per lo meno, non sarebbe più uno degli strumenti principali per produrre ricchezza. La ricchezza delle Nazioni viene creata dalla speculazione e non dall’imprenditoria e dal lavoro, per cui non ci si dovrebbe preoccupare delle masse di disoccupati. Il lavoro andrebbe considerato come una semplice variabile dipendente dei meccanismi finanziari e monetari. Papa Francesco si oppone con forza ad una simile concezione neoliberista dell’economia e del lavoro, che in definitiva mortifica la dignità umana di molti. Occorre reagire e non accontentarsi di soluzioni utili, ma insufficienti, centrate sulla carità assistenziale. Vanno affrontate e risolte le cause strutturali della povertà e dell’inequità (cf. EG n. 202), vanno superati i piani assistenziali che sono soluzioni provvisorie. Va creata un’economia nuova ed «onesta», inclusiva, con l’aiuto di una politica «buona», di istituzioni pubbliche riformate. Non basta, per quanto meritoria e imprescindibile, l’azione delle Caritas diocesane. Infatti, non si tratta solo di dare da mangiare, ma di mettere la gente in condizione di portare il pane a casa, di guadagnarlo e di vivere con dignità. Non è sufficiente sperare che i poveri raccolgano le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. Sono necessarie azioni dirette a favore dei più svantaggiati, l’attenzione per i quali, come quella per i più piccoli all’interno di una famiglia, dovrebbe essere prioritaria per i governanti. Ci vuole proprio l’apporto specifico ed insostituibile della politica, che è una delle espressioni più alte dell’Amore, del servizio. Detto altrimenti, urge una politica che non sia succube del capitalismo finanziario, ma che si ponga a servizio del bene comune (cf. EG n. 205) e sia, pertanto, in grado di orientare i mercati finanziari non solo al potenziamento dell’economia produttiva, ma anche di proporre politiche attive del lavoro per tutti.

Invocazioni e Canto: In te confido (Taizé)

In te confido Signor, tu sei la gioia del mio cuor.

Signore ti lodo e ti ringrazio per la tua bontà.
Credo che tu pensi a me e che anche “i miei capelli sono tutti contati”.
Grazie perché Tu sei Provvidenza.

In te confido Signor, tu sei la gioia del mio cuor.

Tu lo sai, Signore che anch’io ti amo e ti affido la mia vita.
È vero che mi hai detto di non preoccuparmi della mia vita.

Però Tu vedi bene che ho bisogno di tutto questo.
Non ho lavoro e Tu che hai fatto il falegname, puoi conoscere
l’angoscia di chi non ha lavoro.

Tu sei, Signore, il mio datore di lavoro,
Tu sei Colui che può darmi abbondanza e prosperità.
È per questo che ho fiducia in Te, perché sei il padrone della vigna.

Grazie, Signore, perché sono sicuro che mi troverai un lavoro
là dove la tua provvidenza ha previsto.

Ti ringrazio Signore, perché con Te posso riuscire nella vita.
Benedicimi Signore.

preghiamo
preghiera a San Giuseppe, Patrono dei lavoratori

San Giuseppe, modello e patrono dei lavoratori,
ci rivolgiamo a te con fiducia.
Aiutaci a trovare nel lavoro non solo il nostro sostentamento quotidiano,
ma anche una fonte di merito per la vita eterna.
Tu, vivendo accanto a Gesù, Figlio di Dio, e a Maria sua Madre,
avesti la fortuna di penetrare le loro sublime intenzioni;
concedi a noi di stimare il lavoro, e di amarlo come voi l’avete amato.
Fa’ che operiamo con spirito di penitenza;
con diligenza e pace, consapevoli di fare la volontà di Dio,
mentre egli ci chiama a continuare e perfezionare
l’opera della sua creazione.
Possiamo considerare la nostra vita come una giornata
di fatica e di semina, in attesa del riposo e del raccolto, nell’eternità.
San Giuseppe, intercedi per noi e proteggi e custodisci la nostra quotidiana
fatica nel mondo del lavoro. Amen.

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