ADORAZIONE Feb 24

L'Ora di Adorazione Febbraio 2024

G: Offriamo al Signore la nostra adorazione e ci uniamo nella supplica per i malati nella fase terminale della propria vita, e le loro famiglie, perché ricevano sempre la cura e l’accompagnamento necessari, sia dal punto di vista sanitario che da quello umano.

Canto di esposizione: Silenzioso Dio (G. Cento)

Io ti amo, silenzioso Dio, che ti nascondi dentro un po’ di pane
come un bambino dentro la tua mamma oggi tu entri nella vita mia.
Io ti adoro silenzioso Dio che mi hai creato con immenso amore
e inviti l’uomo nella casa tua alla tua mensa nell’intimità.

Pane di vita sei, Cristo Gesù per noi
e per l’eternità, la vita ci darai. (2 v)

Tu sazi l’uomo con la vita tua, un infinito dentro le creature
e l’uomo sente e vede il volto vero, di un Dio che vive nell’umanità.

Dal vangelo secondo Matteo (8,16-17)

 Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
Egli ha preso le nostre infermità
e si è addossato le nostre malattie
.

G: Riflettiamo in silenzio:

L’IMPORTANZA DI PRENDERSI CURA, COME GESÙ

I vangeli sottolineano che Gesù cura i malati (il verbo greco therapeúein, “curare”, ricorre 36 volte, mentre iâsthai, “guarire”, 19 volte), e curare significa innanzitutto servire e onorare una persona. Gesù vede nel malato una persona, ne fa emergere l’unicità e vi si relaziona con la totalità del suo essere, cogliendone la ricerca di senso, vedendolo come una creatura disposta all’apertura di fede-fiducia, desiderosa non solo di guarigione, ma di ciò che può dare pienezza alla sua vita. Gesù incontra l’altro perché è suo fratello, perché è un figlio di Dio, perché il volto dell’altro gli rivela la verità e la dignità dell’uomo e gli chiede responsabilità nei suoi confronti. Farsi vicino all’uomo era per Gesù la sua volontà più profonda, la sua postura. Gesù ha negato in sé l’io philautico, egoista, proprio di chi ha cura solo di sé e tende a salvare la propria vita (cf. Mc 8,35 e par.; Gv 12,25); egli si è sempre esposto, spendendo la sua vita per gli altri: con ragione, dunque, Bonhoeffer lo ha definito “uomo per gli altri”. In questa missione, costitutiva della sua identità, Gesù manifestò sempre il “fare il bene”, come proclama Pietro: “Gesù … passò facendo il bene e guarendo … perché Dio era con lui” (At 10,38).

(Da una meditazione di E. Bianchi)

Ritornello cantatoDio e luce e in lui non c’è la notte: Dio è amore. Noi camminiamo lungo il suo sentiero: Dio è carità.

LA CUSTODIA DEI FRATELLI “FINO ALLA FINE”

Al cuore degli incontri di Gesù con persone malate non vi sono le tecniche di guarigione e l’attività taumaturgica o esorcistica, ma l’attitudine umana all’ascolto e all’accoglienza, l’umanissima realtà del dialogo: non vi è dunque la malattia, ma la persona umana. Gesù non incontrava il malato in quanto tale: ciò avrebbe significato porsi in una condizione in cui l’altro veniva ridotto a ciò che era solo un aspetto della sua persona. No, Gesù incontrava l’altro in quanto membro dell’umanità come lui, uguale in dignità a ogni altro essere umano. E nell’incontrare e ascoltare un umano Gesù sapeva coglierlo, questo sì, anche come una persona segnata da una particolare forma di malattia. Con la sua pratica di umanità Gesù insegna che curare è in primo luogo incontrare ed entrare in relazione con un uomo o una donna. Accostandosi agli altri non con il potere e il sapere del medico, ma con la responsabilità e la compassione dell’uomo, Gesù si presenta nella vulnerabilità e nella debolezza, e così riesce a incontrare l’umanità ferita di ogni singolo malato.

“Onorare” oggi potrebbe essere tradotto pure come il dovere di avere estremo rispetto e prendersi cura di chi, per la sua condizione fisica o sociale, potrebbe essere lasciato morire o “fatto morire”. Tutta la medicina ha un ruolo speciale all’interno della società come testimone dell’onore che si deve alla persona anziana e ad ogni essere umano. Evidenza ed efficienza non possono essere gli unici criteri a governare l’agire dei medici, né lo sono le regole dei sistemi sanitari e il profitto economico. Uno Stato non può pensare di guadagnare con la medicina. Al contrario, non vi è dovere più importante per una società di quello di custodire la persona umana.

 (Dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti alla plenaria della pontificia accademia per la vita, 5 marzo 2015)

Ritornello cantatoNoi ci amiamo perché lui ci ama: Dio è amore. Egli per primo diede a noi la vita: Dio e carità.

Occorre sempre ricordare che la malattia, oggetto delle vostre preoccupazioni, è più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile; è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente: considerando perciò la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente. Si tratta per i medici di possedere, insieme alla dovuta competenza tecnico-professionale, un codice di valori e di significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni singolo caso clinico un incontro umano.

Di fronte, dunque, a qualsiasi cambiamento della medicina e della società da voi identificato, è importante che il medico non perda di vista la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e la sua fragilità. Un uomo o una donna da accompagnare con coscienza, con intelligenza e cuore, specialmente nelle situazioni più gravi. Con questo atteggiamento si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia.

(Dal Discorso del Santo Padre Francesco alla federazione nazionale degli ordini dei medici, 20 settembre 2019)

G: Preghiamo insieme cantando il ritornello:

Signore, ascolta: Padre, perdona! Fa’ che vediamo il tuo amore.

 Per i nostri fratelli infermi e per tutti coloro che li assistono, noi ti preghiamo. Rit.

Perché il Signore benedica e protegga tutti coloro che vivono gli ultimi momenti della loro vita, perché abbiano fiducia e speranza e non siano scoraggiati nella sofferenza, noi ti preghiamo. Rit.

Perché i nostri fratelli ammalati ricevano dallo Spirito Santo doni forza, pace e salute, noi ti preghiamo. Rit.

Perché siano lenite le sofferenze di tutti i malati terminali, perché siano vittoriosi in ogni tentazione di sfiducia e scoramento, e liberati da ogni peccato, noi ti preghiamo. Rit.

Perché tutti i malati sentano il conforto della Tua grazia, sappiano unire le loro sofferenze a quelle di Cristo, preghiamo. Rit.

Perché la Tua benedizione accompagni quanti assistono gli infermi. Possano avere compassione e umanità, competenza e rispetto per la dignità della vita in ogni suo momento, noi ti preghiamo. Rit.

Canto finale: L’amore del Signore

L’amore del Signore ci stringe in unità,
godiamo ed esultiamo in vera carità.
Perché dov’è l’amore, lì abita il Signor;
perché dove c’è Dio, c’è sempre carità.

Amiamo il Dio vivente, il Dio di verità,
amiamoci tra noi nella sincerità.
Perché dov’è l’amore, lì abita il Signor;
perché dove c’è Dio, c’è sempre carità.

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