PASSO 7 – CON LUI OFFRIAMO LA NOSTRA VITA

7 Con Lui offriamo la nostra vita

«Questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri…nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». (Mc 12,43-44)

«Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”». (Lc 22,19)

«Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». (Lc 1,38)

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale». (Rm 12,1)

«Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Con ciò stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo». (Eb 10,9)

«Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto, la mia volontà, tutto quello che ho e possiedo. Tu me lo hai dato; a te, Signore, lo ridono. Tutto è tuo: tutto disponi secondo la tua piena volontà. Dammi il tuo amore e la tua grazia, e questo solo mi basta». (Sant’Ignazio, Esercizi Spirituali n° 234)

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Unire la nostra vita a Cristo ci dovrebbe portare a donare la nostra vita per gli altri come ha fatto Lui. Ci fa scoprire che, nonostante le nostre povertà e i nostri limiti, la nostra vita è utile per gli altri. Il fatto di saperci amati e scelti da Lui, e che vive in noi, ci dona una dignità e ci riempie di gratitudine. Di fronte a tanti benefici ricevuti non possiamo rispondere che offrendo la nostra vita nella disponibilità alla sua missione. Noi la offriamo reagendo contro il nostro egoismo e la nostra pigrizia, che spesso fanno ostacolo al desiderio di Dio in noi. Il Signore ci invita a donargli il nostro “si” con generosità, come fece Maria di Nazareth. Non vuole salvarci né cambiare il mondo senza di noi. Anche se l’offerta della nostra disponibilità può sembrarci poca cosa, è utile agli altri, perché il Padre associa questa offerta alla vita e al Cuore del suo Figlio, che si dona per noi sulla croce. Associati a Gesù ci facciamo più vicini alle sofferenze del mondo e cerchiamo di rispondervi come Lui. Esprimiamo al Padre la nostra disponibilità attraverso una preghiera e un’offerta quotidiana. Supplichiamo lo Spirito Santo con umiltà di non essere un ostacolo alla sua azione. Riceviamo dalla celebrazione dell’Eucaristia, in modo del tutto speciale, ispirazione e nutrimento, riconoscendo il dono perfetto del Cristo al Padre, modello della nostra vita offerta.
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DINAMICA INTERNA DEL PASSO

Rispondere a questo amore che desidera attirarci a lui, conoscere tutta la sua altezza, larghezza ampiezza e profondità nell’Eucaristia, ci porta ad offrire noi stessi.

Ringraziamento – Eucaristia

L’amore che traspare da questo cuore «mite e umile» (Mt 11,29) di Gesù, si può capire solo seguendo l’itinerario della sua vita fino alla sua fine. Questa «fuoriuscita di amore che nessuna parola può

spiegare senza addolcirla», la Chiesa l’acclama con pudore «contando come è arrivato l’Amore, commemorando (nell’Eucaristia) la morte e la resurrezione di Cristo» (P. Robert Scholtus).

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue. Tutto è qui.

L’Eucaristia ci rivela l’amore che va “fino in fondo”, un amore che non ha misura, che è la forza della resurrezione. Gesù Cristo vuole condurci su questa strada «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57). In comunione con il suo corpo e sangue, Cristo vuole essere profondamente unito a noi. Ci comunica il suo Spirito Santo. Come lo descrive San Efrem il Siro: «Chiamò pane il suo corpo vivente, lo riempì di se stesso e del suo Spirito. (…) E colui che lo mangia con fede, mangia Fuoco e Spirito. (…) Prendetene, mangiatene tutti, e mangiate con esso lo Spirito Santo. Infatti è veramente il mio corpo e colui che lo mangia vivrà eternamente». Con il dono del suo corpo e del suo sangue, Cristo accresce in noi il dono del suo Spirito, effuso già nel Battesimo e dato come “sigillo” nel sacramento della Confermazione. Con l’Eucaristia assimiliamo, in un certo modo, dice San Giovanni Paolo II, il “segreto” della risurrezione, una resurrezione che inizia oggi stesso nel cuore del mondo.

Perché vuole farci questo dono immenso di comunicare Sé stesso a noi, di comunicare il suo Spirito? Perché vuole che noi diventiamo come Lui. Ci dà la capacità di amare, di offrire la nostra vita, con Lui, per il Regno di Dio, un nuovo mondo che è già in fase di realizzazione.

È per questa ragione che la Rete Mondiale di Preghiera del Papa – L’Apostolato della Preghiera – da oltre 175 anni, ci invita a diventare disponibili ogni mattina alla missione di Cristo (Esercizi Spirituali nº 91-100). Mediante una preghiera di offerta diciamo a Gesù: “Io sono qui!”, “Puoi contare su di me”.

Offrirmi per il servizio di Cristo, ogni mattina, significa accogliere, pieno di gratitudine, il dono gratuito dell’amore di DIO; è rispondere a questo amore mettendo la mia vita al servizio del Regno, e questo nonostante le mie incoerenze, limiti e fragilità. Tramite questa offerta, entro in un’esistenza eucaristica, una vita dedicata al servizio del Signore e degli altri, al servizio della Chiesa nel mondo. Questa offerta mi fa partecipare attivamente al proposito dell’amore di Dio per l’umanità.

Gesù ha vissuto la sua vita come un’offerta eucaristica. La sua ultima cena ha ripreso tutta la sua vita offerta e consegnata per amore. Questo cammino non lo ha portato ad un vicolo cieco, bensì alla resurrezione e una vita in abbondanza. È questa vita di felicità eterna che vorrebbe per ciascuno di noi! Ed è per questo che Lui vuole coinvolgerci in questa “danza dell’amore”, anche se deve passare attraverso la Croce.

La lotta spirituale

Tuttavia, entrare nello stesso itinerario di Gesù, amare come Lui ci ha amati, fino al punto di «dare la propria vita per i suoi amici», può condurci ad una lotta spirituale: «Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno» (Gv 17,15) Vivere questa lotta interiore è un criterio di fedeltà a Gesù: «Un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato» (Gv 13,16). Tutti lo sperimentiamo. C’è in noi complicità con il male, la menzogna, tutto ciò che è rifiuto della vita, però Cristo non ci ha abbandonati, ha inviato lo Spirito Santo, lo Spirito di verità che proviene dal Padre, e che smaschera il nemico, e aiuta a scegliere la vita.

Rispondere alla chiamata personale che mi fa Gesù, mettermi a sua disposizione, con molti altri, al servizio della missione della Chiesa nel mondo di oggi, con tutte le sue sfide, può sembrare emozionante. Spesso ci immaginiamo, come gli apostoli, uniti al Cuore di Gesù, camminando con lui lungo le strade della Galilea, attraverso verdi pascoli dipinti con mille fiori, o lungo le rive del lago

annunciando il Vangelo… ma ci dimentichiamo della croce. A volte siamo come i discepoli, come Pietro, perché Gesù è il Messia che aprirà la strada, per abbassare le montagne, di colpo, senza alcuno sforzo da parte nostra, come se avessimo una bacchetta magica, come se potessimo, solo per il semplice fatto di stare vicino a Gesù, evitarci la sofferenza della croce stessa. «Nessuno entra senza soffrire nel regno dell’amore». Non è che la sofferenza sia necessaria, però nel nostro mondo imparare ad amare richiede di distaccarsi da sé stessi e di offrire la propria vita. E questo ci porta spesso, per non dire sempre, ad un cammino di purificazione rinnovato e a un auto-decentramento verso gli altri… che passa attraverso la sofferenza, a volte la croce e la morte.

«Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!», dice Gesù nel Vangelo secondo Giovanni (16,33).

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ESERCIZIO

Andare a messa con il desiderio di incontrare Cristo risorto. Ascoltare le parole delle letture come se mi stesse parlando e le parole della preghiera eucaristica come se me le avesse dette Lui stesso. Guardare i gesti della consacrazione del pane e del vino come se li avesse fatti Lui. Accogliere la comunione come se mi nutrisse adesso. Ricevere la preghiera e benedizione finale come se mi avesse mandato in missione.

In che misura vivo secondo lo stile di Gesù o cerco una vita confortevole, sicura e senza sofferenza? La mia vita è Eucaristia?
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IL-CAMMINO-DEL-CUORE-DEF-Ottobre-19 (2)