Adorazione Giugno 2024

G: Nella nostra adorazione preghiamo oggi per quanti fuggono dal loro Paese, a causa delle guerre o della fame: costretti a viaggi pieni di pericoli e violenze, trovino accoglienza e nuove opportunità di vita nei Paesi che li ospitano. Preghiamo affinché, come ci invita papa Francesco, possiamo “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” i migranti, facendoci prossimi di tutti.

Canto di adorazione: Maestà (RnS)

Maestà, gloriosa Maestà, a Gesù sia la lode la gloria e l’onor!

Maestà, divina autorità vien dal suo Tron,

Gloria al Signor, vien dal suo amor!

Su lodiam ed esaltiam Gesù Signore!

Adoriam, glorifichiam il nostro re!

Maestà, divina autorità, Gesù morì, nel ciel salì qual Re dei Re!


Dal Vangelo secondo Matteo (2, 13-15)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

 

Da un commento di Luciano Manicardi

Il brano del vangelo secondo Matteo presenta l’infanzia di Gesù come segnata da minacce, ostilità e inimicizie che costringono i genitori del bambino a migrare in Egitto per sfuggire alla minaccia di morte rivolta al neonato dal potente e crudele Erode. Un’ombra di morte viene proiettata sul bambino da poco venuto alla vita. Diversi indizi sottolineano questa situazione di pericolo. Matteo usa il verbo anachoréo per dire che i Magi si erano appena allontanati, ritirati (Mt 2,13; cf. Mt 2,12). Si tratta di un verbo che non dice solo una partenza, ma un allontanarsi quasi fuggendo, in fretta, precipitosamente, perché di fronte a un grave pericolo. In particolare, in Matteo, il “ritirarsi”, il “fare anacoresi” è spesso connesso a pericoli o a situazioni di morte (Mt 2,14.22; 9,24; 14,12-13; 27,5). Gesù stesso fa anacoresi quando si trova di fronte a situazioni che lo minacciano (Mt 4,12) o davanti a minacce di morte (Mt 12,14-15). Il nostro testo evangelico è spesso posto sotto il titolo di “Fuga in Egitto” ed effettivamente presenta una fuga: e la fuga non è sempre un atto disonorevole, ma può anche essere un atto di discernimento che legge la storia e ne coglie i pericoli che vi sono celati, e un atto di coraggio che osa la paura e prende la decisione possibile. E, a volte, non è data altra possibilità che la fuga. La fuga può divenire un atto di umiltà (perché esprime la coscienza della propria limitatezza e impotenza) e un atto di resistenza (perché non si piega al male dominante). E nel caso specifico del nostro testo evangelico, è un atto di responsabilità con cui Giuseppe assicura un futuro a Maria e a Gesù.

Ma si tratta anche di un atto di fede. Matteo annota che è l’angelo del Signore che appare in sogno a Giuseppe e gli dice di fuggire in Egitto. Questa espressione, “angelo del Signore”, designa l’intervento divino in faccende umane per porre fine a situazioni disperate, a cielo chiuso, che sembrano senza alcuna via d’uscita. La soluzione, l’uscita da situazioni disperate si accompagna sempre all’atto di responsabilità, che è anche atto di amore e di giustizia, con cui Giuseppe è invitato a “prendere con sé”, prima Maria come sua sposa, poi “il bambino e sua madre”. Se Giuseppe fugge in Egitto, non fugge certo né responsabilità, né amore, né giustizia. Il suo intervento dichiara l’apertura di una situazione chiusa, proclama la vittoria della vita sulla morte.

Per Matteo la storia della salvezza che Dio conduce con gli uomini passa attraverso vicende oscure e tenebrose, vicende in cui male e prepotenza, violenza e crudeltà hanno la meglio portando la morte a tanti innocenti (Mt 2,16-18) e costringendo tanta povera gente a esodi forzati. Non si può infatti dimenticare che questa pagina di Matteo, presentando la migrazione forzata di Giuseppe con la sua famiglia, si presenta come capace di stringente attualità. La esprimo con le parole di papa Francesco nell’omelia della notte di Natale del 2017: “Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene, ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente”.

G: Preghiamo a cori alterni il salmo degli esuli (61)

Ascolta, o Dio, il mio grido sii attento alla mia preghiera.

Con cuore abbattuto ti invoco da terre lontane portami su una roccia irraggiungibile.

Sì, tu sei per me un rifugio un bastione di fronte all’avversario.

Possa abitare nella tua tenda per sempre rifugiarmi all’ombra delle tue ali.

Tu, o Dio, accogli i miei voti ecco la sorte degli amanti del tuo Nome.

Aggiungi giorni ai giorni del Re Messia i suoi anni diventino eterni.

G: Continuiamo la nostra preghiera invocando il Signore di ogni misericordia, con le parole di papa Francesco, cantando insieme, dopo ogni invocazione, il ritornello: Dona la pace Signore, a chi confida in te. (Dona) dona la pace Signore, dona la pace.

 L 1: Dio di misericordia, Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome, da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto. Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole. R.

L 2: Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio, sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza. Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione. R.

L 3: Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace. R.

L 4: Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità, frutto del benessere mondano e del ripiegamento su se stessi. Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle. R.

L 5: Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana, siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa, dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio. R.

G: O Dio, Padre di tutti gli uomini, per te nessuno è straniero, nessuno è escluso dalla tua paternità; guarda con amore i profughi, gli esuli, le vittime della segregazione, e i bambini abbandonati e indifesi, perché sia dato a tutti il calore di una casa e di una patria, e a noi un cuore sensibile e generoso verso i poveri e gli oppressi. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.

G: Concludiamo affidando al Padre tutti i migranti: Padre nostro….

 

Canto finale: Fissa gli occhi in Gesù (RnS)

Fissa gli occhi in Gesù,

da Lui non distoglierli più

e le cose del mondo tu vedi svanir

e una luce di gloria apparir.

Apri il tuo cuore a Gesù,

è lui il tuo Signor.

È venuto a salvarti morendo per te

e con lui risorto vivrai.

Ecco il cuor di Gesù,

che tanto gli uomini amò.

Ho versato Sangue ed acqua per te

ama e adora Gesù.

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